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Le minoranze gallo-italiche della Sicilia


Tradizionalmente, in assenza di fonti storiche dirette, l’ipotetica area di provenienza è stata riconosciuta in un territorio che ricomprende soprattutto il Monferrato, tra il Piemonte meridionale e la Liguria settentrionale, ma anche più a sud una buona parte dell’entroterra savonese e a est il cuneo lombardo cispadano e porzione del Piacentino. Inoltre, non vanno esclusi apporti più ampi, che restano comunque circoscritti all’Italia nord-occidentale, all’epoca attraversata da una profonda crisi socio-economica.

Oggi sono 14 i centri in cui viene in vario modo parlata una varietà gallo-italica, ma di questi solo alcuni (Gruppo A) sono caratterizzati da “bilinguismo dialettale”. Si tratta di comunità nelle quali – almeno fino alle porte degli anni Duemila – il gallo-italico tradizionale si è mantenuto distinto dal siciliano locale, ossia una forma di siciliano interferito, soprattutto sul piano fonetico, da elementi gallo-italici. Nelle restanti località (Gruppo B) si ha, invece, “monolinguismo dialettale”, in quanto esiste un’unica varietà dialettale che, a seconda delle comunità, va da un galloitalico sicilianizzato a un siciliano galloitalicizzato. A partire all’incirca dagli anni Settanta, il repertorio di tutte le comunità galloitaliche contempla anche la presenza dell’italiano regionale.

Mappa Gruppi

La nostra attenzione è rivolta alle comunità del Gruppo A, in cui il dialetto tradizionale si è conservato meglio e più a lungo, ed è possibile più che altrove osservare le tracce della secolare dinamica assimilazione vs. resistenza ai dialetti siciliani.

I dialetti del Gruppo A configurano 4 microaree in base alle reciproche affinità: 1) il sanfratellano, parlato a San Fratello e, in maniera identica, ad Acquedolci; 2) l’area novarese, che raccoglie le frazioni e i quartieri sparsi degli attuali comuni di Novara di Sicilia e Fondachelli-Fantina; 3) il nicosiano e lo sperlinghese, coppia di dialetti molto affini, di cui il secondo rappresenta la variante rustica del primo, formatasi nel XVI secolo, a partire dal ripopolamento di Sperlinga da parte di famiglie nicosiane provenienti da alcuni quartieri particolarmente conservativi; 4) l’aidonese e il piazzese, dialetti che hanno molto in comune da un punto di vista strutturale (essendo stata Aidone in origine una propaggine di Piazza Armerina), ma che divergono soprattutto nell’evoluzione del vocalismo tonico e in parte atono.